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Sul concetto di volto nel Figlio di Dio

Data:

26/06/2013


Sul concetto di volto nel Figlio di Dio

Nell'ambito del Festival EUROKAZ

SOCIETAS RAFFAELLO SANZIO / ROMEO CASTELLUCCI:

Solo il numero di coproduttori – 19 e da tutti i Paesi del mondo – che si sono riuniti per realizzare Sul concetto di volto nel Figlio di Dio di Romeo Castellucci, dà l’idea dell’ampiezza e della portata di questo artista; autore, fra l’altro, nel 2005, di un’edizione della Biennale Teatro unica per originalità e consacrata da un Premio Ubu, e fra i pochi artisti italiani noti fino in Asia, invitato lo scorso autunno al Taipei Arts Festival con una personale dei suoi lavori. D’altronde, Castellucci e la Socìetas Raffaello Sanzio hanno saputo fare del teatro un’arte plastica complessa, ricca di visioni, sviluppando un linguaggio comprensibile in tutto il mondo, come possono esserlo la musica, la scultura, la pittura e l’architettura. Pubblicazioni e studi in varie lingue sul loro teatro si sono moltiplicati, al pari dei riconoscimenti raccolti nel corso degli anni: il Purgatorio, parte dell’imponente trilogia ispirata alla Divina Commedia di Dante, è stato eletto da Le Monde “miglior spettacolo del decennio 2000-2010”.   Sul concetto di volto nel Figlio di Dio, di cui finora sono stati presentati due studi, il primo a Essen e il secondo ad Anversa in prima assoluta e per l’Italia al Festival RomaEuropa lo scorso anno, costituisce un dittico con Il velo nero del pastore, presentato al Fadjr Festival di Teheran e tratto da un racconto di Hawthorne, dove un pastore protestante si presenta alla funzione domenicale con il volto coperto da un velo nero gettando lo sgomento fra i suoi parrocchiani.Romeo Castellucci si rivolge ancora una volta a un’icona apicale della storia umana: Gesù, a partire dal quale perfino il tempo si misura per la maggior parte del globo. Nella performance Sul concetto di volto nel Figlio di Dio il ritratto di Gesù parte dalla pittura rinascimentale e in particolare nel momento topico dell'Ecce Homo. In questo preciso istante la tradizione vuole che il Cristo guardi negli occhi lo spettatore in un potente effetto di coinvolgimento drammatico di interrogazione. In questa confusione calcolata di sguardi che si toccano e si incrociano, il ritratto del Figlio di Dio diventa il ritratto dell'uomo, di un uomo, o perfino dello spettatore stesso. E così, nello spettacolo, lo sguardo di Cristo diventa una sorta di luce che illumina una serie di azioni umane, buone, cattive, schifose o innocenti.   Sul concetto di volto nel Figlio di Dio non parla di Gesù né di adorazione, non ha un carattere sociale di denuncia e non vuole essere facilmente provocatorio. Romeo Castellucci allo stesso tempo prende le distanze dalla mistica e dalla demistificazione, perché in definitiva si tratta del ritratto di un uomo. Un uomo messo a nudo davanti a altri uomini; i quali, a loro volta, sono messi a nudo da quell'uomo.   Sul concetto di volto nel Figlio di Dio affronta nodi ricorrenti nel teatro della Socìetas Raffaello Sanzio: la religione concepita nel suo humus di simboli e rituali, radice comune al teatro stesso, senza alcuna accezione mistica o teologica.   Nel suo teatro Romeo Castellucci ha una volta di più chiamato in causa l’assoluto che di fronte alle atrocità, alle offese, alle bagattelle dell’esistenza (come le chiamava Céline) non reagisce. Mentre noi umani, come mostra questo spettacolo, ci misuriamo con la vacuità di un tran tran avvilente e frustrante. Rodolfo di Giammarco, la Repubblica – Trova Roma, 7 ottobre 2010    “La ricerca per lo spettacolo finale lega diversi elementi. Il punto di partenza è questa idea di Gesù come modello non solo nel contesto religioso ma soprattutto sul piano artistico. La sua rappresentazione attraversa la storia dell’arte, dall’iconografia bizantina al rinascimento fino al quadrato nero di Malevic che è un volto sacro. Gesù ora è scomparso (...) Ma questa scomparsa nella rappresentazione artistica è perfetta, l’assenza del volto di Gesù è come lo schermo bianco in una sala cinematografica prima che inizi la proiezione su cui tutto è possibile. Inoltre oggi il volto è un luogo del linguaggio e anche del dibattito politico. Il tema è vasto, riguarda dunque una serie di figure e di problematiche”. Da un’intervista a Romeo Castellucci di Cristina Piccino, il Manifesto, 8 ottobre 2010www.eurokaz.hr

Informazioni

Data: Mer 26 Giu 2013


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